Read More About Atlantis and Connect the Dots. La mostra da IUNO a Roma tra ambienti artificiali e percezioni alterate

Negli spazi di IUNO e del cinema Azzurro Scipioni, i lavori di Michela de Mattei (Roma, 1984) e Natália Trejbalová (Košice, Slovacchia, 1989) si incontrano per interrogarsi sul rapporto tra natura, tecnologia e immaginazione.
“Read More About Atlantis and Connect the Dots” è il frutto di un incontro, attestazione di un attraversamento reciproco: la frase emerge da un lavoro di de Mattei e viene successivamente scelta da Trejbalová come titolo della mostra. L’espressione suggerisce due direzioni opposte, da un lato alludendo alla ricchezza di racconti e ipotesi sull’antica civiltà perduta che continua a rappresentare un mito contemporaneo, dall’altro riferendosi a una conoscenza frammentaria e associativa, fatta di visioni parziali, intuizioni e riferimenti incerti.
La mostra vuole infatti inserirsi proprio qui, in questo contrasto con le narrazioni ufficiali e le prospettive univoche, per esplorare le possibilità che derivano da storie e racconti obliqui, porosi e incompleti. In questo quadro, materia, finzione, memoria e speculazione si inseguono e si contaminano, producendo scenari che non vogliono rassicurare, ambienti instabili e nuove possibilità.

Due i nuclei della mostra: nel cinema Azzurro Scipioni sono presentati i due film centrali del progetto – Never Ground (2025) di Natália Trejbalová e The World Part I: MIRAGE (2019) di Michela de Mattei – mentre nelle sale di IUNO si incontrano sculture, video e disegni che dialogano con i film: un continuo flusso tra linguaggio cinematografico e installativo che delinea un ecosistema postumano, tra futuri possibili e resti di un presente in continua evoluzione.
Trejbalová lavora con il sottosuolo, la materia geologica e la dimensione cosmica trasformandoli in strumenti per immaginare nuove forme di convivenza tra specie. Never Ground è infatti un viaggio tra cavità terrestri e paesaggi alieni, tra ambienti che sono archeologici e futuribili al tempo stesso. Il confine tra documentazione scientifica e costruzione artificiale sparisce, grotte reali condividono lo spazio con illusioni ottiche e con gli effetti speciali tipici del cinema fantascientifico. Si discende nel pianeta come in una deriva temporale e percettiva, e il sottosuolo si fa luogo di antichissime memorie ma anche di possibilità speculative.

In The World Part I: MIRAGE di Michela de Mattei un cammello di ghiaccio si scioglie sott’acqua lentamente, circondato da flora e fauna marina e dalle lussuose architetture artificiali di Dubai. La presenza dell’animale – 250 kg di ghiaccio – oscilla tra apparizione e dissoluzione, in una stratificazione di trasparenze. Giocando tra lusso, esotismo e simulazione che si annullano l’uno nell’altra, de Mattei mira a destabilizzare lo spettatore e ad alterarne la percezione tramite un ambiente artificiale, costruito e mediato, elemento comune a entrambe le artiste.

Nella mostra presso IUNO, l’ambiente stesso si fa parte integrante del progetto espositivo, inondato di arancione per via della pellicola applicata da Trejbalová alle finestre, che trasforma così la luce naturale in un filtro che altera la percezione. L’atmosfera rimane sospesa, lo spazio sembra bloccato in una dimensione non familiare.
Forse è proprio questa Atlantide: non un luogo perduto da ritrovare, ma una condizione percettiva che continua a riaffiorare e a sopravvivere sotto gli strati patinati delle immagini contemporanee, a ricordarci delle connessioni tanto assurde quanto potenti che possiamo creare.

Dal 16 maggio al 24 giugno; IUNO, Via Ennio Quirino Visconti, 55, Roma; info.