Ricucire il mondo. Jennifer West, Stitched Cosmos. Università Ca’ Foscari, Venezia

In occasione della Biennale d’Arte di Venezia, il pianterreno della sede della Ca’ Foscari nel Sestiere Dorsoduro ospita una specie di osservatorio astronomico artigianale, offrendo l’immagine di un cosmo doppiamente “ricucito” (stitched): una prima volta dal lavoro meticoloso delle Harvard Computers – gruppo di astrofisiche che negli anni venti inventò un sistema di calcolo di corpi celesti e distanze interstellari; una seconda dagli ingegnosi collage, dittici e trapuntature dell’artista californiana Jennifer West. Lavorando con la collezione di negativi su lastra dello Harvard & Smithsonian Center, West ha selezionato una serie di vetri frammentari o danneggiati, restituendone le tracce perdute di luce siderale attraverso l’uso di nuove fotografie, animazioni digitali e installazioni.

Si tratta quindi di un’operazione strettamente fotografica – da intendere in questo caso alla lettera, come scrittura di luce: luci di nebulose registrate dai vecchi telescopi e impresse in vetri circolari, di volta in volta assemblate e frantumate, trascritte e rielaborate; luci costruite tecnicamente, in contrasto con l’illuminazione naturale dell’ambiente. Dal tema della luce – del quale emerge soprattutto la dimensione di composita artificialità – consegue un secondo discorso: quello della visibilità degli oggetti del sapere, rigorosamente discontinua, anch’essa connotata dal carattere di assemblaggio e da un bisogno frequente di rabberciature.

Il calcolo astrofisico delle scienziate di Harvard si fondava sui mutamenti ciclici delle stelle e sulle ricorrenze nelle traiettorie delle comete: la conoscenza di un corpo celeste sulla base degli intervalli di assenza. In questo senso, la continuità ideale tra le Computers e Jennifer West non sta soltanto nella paziente ricostruzione di figure astrali, ma nel riportare materialmente alla luce un’immagine scomparsa, restituendola a un nuovo ciclo di visibilità – che include qui le scienziate assieme al loro oggetto di studio.

Un lavoro che combina dunque immaginari cosmologici, pratiche scientifiche e archeologia dei media, come enfatizzato dalla curatela del duo Francesco Urbano Ragazzi – attivo da almeno un decennio in una riflessione sugli spazi pubblici e le forme di produzione del sapere. Forse l’implicito più interessante di “Stitched Cosmos” sta proprio qui: nell’idea che l’universo fisico non sia qualcosa che si offre immediatamente allo sguardo, ma prende forma ogni volta attraverso cicli di sparizione, tessiture e ricomposizioni. Ed è questo che West restituisce con maggiore precisione: tutta la conoscenza cosmologica è in fondo un lavoro sulle interruzioni e sui frammenti. Se infatti il cosmo stesso non è che una trama discreta di apparizioni e sparizioni, ogni immagine del mondo è anzitutto una cucitura.

Dal 7 maggio al 6 luglio 2026; Jennifer West, Stitched Cosmos, a cura di Francesco Urbano Ragazzi; sonorizzazione di Open Reel Ensemble. Università Ca’ Foscari Venezia, Dorsoduro 3246, Venezia; info.