The Only True Protest Is Beauty: il debutto di Dries Van Noten a Venezia

di | 21 ago 2026
Palazzo Pisani Moretta, Venezia. Foto di Camilla Glorioso

Il 25 aprile 2026 la Fondazione Dries Van Noten ha aperto i battenti presso il Palazzo Pisani Moretta di Venezia con la mostra “The Only True Protest Is Beauty”, curata dallo stesso Van Noten in collaborazione con Geert Bruloot. Due figure intrinsecamente legate all’ambito della moda che hanno scelto in questo caso di collaborare al fine di valorizzare il processo di ideazione e realizzazione che si cela alla base del prodotto finito, sia esso un abito, un gioiello, una fotografia o una scultura, celebrando l’artigianalità stessa come forma d’arte. La mostra racchiude più di duecento oggetti che sono stati fatti dialogare non solo tra loro, ma anche con lo spazio. Una premessa che potrebbe sembrare banale se non fosse che il palazzo sembra essere identico a com’era duecentottantasei anni fa, nel 1740, quando Chiara Pisani ne modificò i connotati per farli aderire allo stile rococò. È in questo contesto esteticamente molto definito che le scelte curatoriali di Van Noten risultano necessarie, evidenziando anche quanto l’eclettismo dimostrato come stilista sia agilmente traslabile nei campi della progettazione e della curatela. Quest’ultimo appellativo, stilista, a Van Noten risulta chiaramente stretto. L’acquisizione del palazzo avviene dopo circa due anni dalle sue dimissioni dal ruolo di direttore creativo dell’omonimo marchio e, proponendosi la fondazione come un avamposto culturale dedito ad approfondire vari aspetti dell’artigianato (inteso in questo caso come il simbolo generale di un’identità culturale), esemplifica la volontà dello stilista di trasmettere ciò che finora ha appreso e sperimentato alle nuove generazioni. Lo spazio non sarà infatti esente da un programma di residenze e iniziative educative, organizzate «nel segno della bellezza e del saper fare».    

Comme des Garçons, Copricapo di Julien d’Ys, collezione primavera/estate 2025. Courtesy di Comme des Garçons; Christian Lacroix, Parrucca di Fabio Petri, Alta Moda autunno/inverno 2004. Courtesy di Christian Lacroix, STL group; Kate MccGwire, STIFLE, 2008. Tecnica mista con piume bianche di colomba in cupola di vetro antica con base in legno nero. Collezione privata. Foto di Matteo de Mayda

Il riferimento alla bellezza è presente nel titolo, ripreso da una citazione del cantautore e attivista americano Phil Ochs, attivo a partire dagli anni Sessanta del Novecento: «In such ugly times, the only true protest is beauty». Nonostante la prima parte della frase sia stata volontariamente omessa è evidente in questo caso il riferimento all’importanza della conservazione del patrimonio artigianale, fondamentale in un periodo storico fortemente incerto e preda di tecnologie ancora relativamente inesplorate. Strutturando la mostra come una wunderkammer i curatori sembrano voler salvaguardare opere odierne ed elementi appartenenti al passato recente o remoto al fine di strapparli all’inevitabile erosione del tempo, ponendoli tutti sullo stesso piano di valore. 

Peter Buggenhout, The Blind Leading the Blind #48, 2012. Tecnica mista (cartone, ferro, polistirolo, poliuretano, tessuto, legno), polvere domestica. Courtesy dell’artista; Axel Vervoordt Gallery. Foto di Matteo de Mayda

Il percorso di mostra si articola su tre livelli: al piano terra la scultura di quattro metri The Blind Leading the Blind #48 (2012) dell’artista belga Peter Buggenhout si pone come una detonazione silenziosa all’interno di uno spazio classico, contrastando sin da subito i canoni di bellezza precostituiti dell’osservatore con la proposta di una brutale collisione di cartone, ferro e scarti umani. Con questa prima opera la mostra anticipa il suo tono, affrontando temi quali la costrizione a partire dalla decostruzione dei materiali, la decadenza dell’oggetto e la ciclicità del suo esistere in un eterno stato di flusso. Anche la transizione al piano nobile non viene lasciata al caso: luci modulate e pesanti tende grigie, il cui colore e materiale simula una continuità con la pietra d’Istria di cui è composta la scalinata, concorrono a trasformare l’ascesa verso il piano nobile in una delicata esperienza sensoriale.
Oltre a questi ambienti liminali la mostra si estende attraverso il primo e secondo piano di Palazzo Pisani Moretta, animando diciassette stanze destinate ad approfondire diverse tematiche pur mantenendo un filo rosso comune. Si avranno ambienti dedicati alla battaglia della luce contro l’oscurità, come nella prima sala, altri alle nature morte, alle parti e all’intero, al linguaggio dei fiori, alla pelle, all’ordine e al caos, all’argento sacro, all’opulenza dorata e così via; concretamente queste bolle tematiche vengono indagate tramite l’accostamento di abiti haute couture, sculture, fotografie monumentali trasformate in séparé, gioielli e oggetti di design quali sedie e vasi, valorizzando, oltre agli artisti, designer e artigiani esteri, anche la produzione del vetro muranese. 

L’esposizione sembra essere organizzata come un crescendo sinfonico. Gli elementi presentati inizialmente si ripetono infatti di sala in sala, subendo qua e là leggere variazioni, e vengono progressivamente accostati a nuovi oggetti e composizioni. Il percorso tende a essere sempre più denso e ricco e a produrre nuove associazioni sia logiche che materiche, al di là di pochissimi ambienti dedicati all’esposizione di una specifica serie di oggetti e materiali spesso legati alla destinazione originale della stanza che li ospita. Possono essere considerate intervalli di sezioni come Silver Sanctum, (L’Argento Sacro), microarea dedicata alle sculture in argento e metalli allestita all’interno dell’ex cappella privata del palazzo, o Chairs: Variations and Deviations, (Sedie: Variazioni e Deviazioni), un’esposizione di sedie appartenenti ad ogni epoca e stile allestita dentro a una sala utilizzata fino a poco prima come deposito. 

atelier lachaert d’hanis, Trompe l’oeil, 2026. Legno, metallo, argento, bronzo, pittura, pietre, minerali, diamante, fossili, perla. Courtesy degli artisti;
Alexander Kirkeby, Chandelier, 2025. Cristallo senza piombo, acciaio zincato, ottone. Courtesy dello studio dell’artista e Uppercut; decorazioni cinesi raffiguranti scene esotiche e animali. Foto di Matteo de Mayda

Se il mistero della bellezza viene indagato in maniera ineccepibile grazie all’accostamento sperimentale di materiali, colori, texture e processi creativi, altre piccole incertezze aleggiano sulla fondazione. Una di queste è la necessità di essere tesserati per poter accedere, una fiducia da accordare senza avere una programmazione chiara tra le mani e pagando un prezzo forse eccessivo rispetto a una visita standard presso un’istituzione privata o museale generica. La seconda riguarda la possibilità di un futuro restauro del palazzo, probabilmente in seguito alla conclusione dell’attuale mostra, che sospenderebbe le iniziative e le visite o le vedrebbe confinate ad alcune sezioni dell’edificio. 

Misha Kahn, Flotsam Jetsam, 2017. Alluminio, acciaio inossidabile. Courtesy di Friedman Benda e Misha Kahn; Arthur Vandergucht, Metropolis Cabinet, 2025. Alluminio, rivetti. Courtesy di Uppercut; Scuola toscana, Crocifissione con le dolenti, XVI secolo. Olio su tavola. Foto di Matteo de Mayda

Artisti in mostra: Adeline Halot, Alexander Kirkeby, Ann Carrington, Arthur Vandergucht, atelier lachaert dhanis, Audrey Guimard, Ayham Hassan, Bruno Amadi, Bruno Barbon, Chris Fusaro, Codognato, Hubert Duprat, Hyeokjin Jung, Isaac Monté, Joris Laarman, Joseph Arzoumanov, Joyce J. Scott, Kaori Kurihara, Kate MccGwire, Katsuyo Aoki, Kiko Lopez, Lilla Tabasso, Lionel Jadot, Lukas Wegwerth, Max Lamb, Misha Kahn, Monika Rościszewska, Moreno Schweikle, Nifemi Marcus-Bello, Pao Hui Kao, Peter Buggenhout, Rebecca Manson, Richard Štipl, Ritsue Mishima, Seongil Choi, Sophie Buhai, Steven Shearer, Takuro Kuwata, Tony Cragg, Václav Cigler, Virginia Leonard, Vladimir Slavov, Wave Murano Glass, Wendy Andreu, Xavier Mañosa, con la partecipazione di Christian Lacroix, Comme des Garçons, Ettore Sottsass, Julien d’Ys, Lisa Immordino Vreeland e Odile Gilbert.

Dal 25 aprile al 4 ottobre; Palazzo Pisani Moretta, Quartiere San Polo, 2766, 30125, Venezia; info.