Fuori dalle etichette e dalla carta. Panopticon publishing

La prima cosa che Mattia Maisto dice quando gli chiedi cos’è Panopticon Publishing è che non lo sa nemmeno lui. Non è una risposta evasiva: è la risposta più precisa che si possa dare a una domanda che il progetto stesso ha scelto di lasciare aperta. Non una rivista, non una galleria, non un editore nel senso tradizionale del termine. Un progetto editoriale ibrido che produce oggetti in edizione limitata, organizza happening durante le settimane dell’arte, lavora con artisti che collaborano dall’interno – spesso ridefinendo insieme il formato del lavoro –, e che nel farlo ha costruito una piccola comunità che torna, riconosce, aspetta il prossimo numero senza sapere quando uscirà. Il nome viene da Deleuze e Guattari, da una lettura di Foucault: l’idea iniziale era aggirare il panopticon, trovare passaggi sotterranei, eludere il controllo.
Se Panopticon fosse diventato un lavoro principale, con le sue pressioni economiche e le sue logiche di mercato, probabilmente non esisterebbe più. La crisi che attraversa il sistema dell’arte – produzione compulsiva, hype a breve durata, identità di progetto consumate prima di maturare – colpisce per prima i progetti più piccoli. Panopticon dura restando ai margini, non per trascuratezza ma per scelta: «Se lo trattassi come il lavoro da cui deve derivare il guadagno, scenderei a compromessi, e quella spensieratezza che lo tiene in vita svanirebbe». È nato, come quasi tutto ciò che conta per Maisto, da un momento di vuoto.



Il cortocircuito è il meccanismo ricorrente: ogni edizione cerca il punto in cui l’oggetto d’arte e l’oggetto d’uso si confondono fino a scambiarsi di posto. La sciarpa con lo statement dell’artista stampato sopra: non un catalogo da tenere in mano, ma un oggetto da indossare come allo stadio, come un ultras che non appartiene a nessuna squadra ma a una comunità riconoscibile. Il calendario con i disegni di Valerio Nicolai: appeso alla parete, piegato a metà, diventa un singolo disegno della serie dell’Apparizione della Madonna al cane. Il cartone della pizza: l’involucro più ordinario del quotidiano diventa il supporto di un’edizione limitata che qualcuno porta a casa e mette in libreria.
Panopticon 014 è il numero dedicato al lavoro di Guendalina Cerruti: sei disegni inediti raccolti in una cartella preziosa, edizione limitata di trenta copie numerate a mano. La copertina presenta un inserto a specchio contenuto all’interno di un passepartout: un elemento che invita lo spettatore a confrontarsi con la propria immagine prima di incontrare le figure attraverso le quali Cerruti esplora la costruzione e la molteplicità dell’identità.
Ferito a Vita è il primo libro di poesie e racconti di Marco Pio Mucci, titolo che è un omaggio a Raffaele La Capria. Nasce in un pomeriggio d’estate nello studio di Mucci, insieme a Vincenzo Di Rosa: i ruoli si invertono, e dove l’artista scrive, lo scrittore disegna con la biro blu in cento copie stampate in risograph blu.
MUNNEZZOCENE, curata da Draco – Augusto Fabio Cerqua, Antonio del Giudice, Vincenzo Di Rosa – si muove in bilico tra denuncia e resistenza, alternando speculazioni artistiche, saggi storici, satire e testimonianze che affrontano la realtà ecologica campana come specchio di un sistema globale in crisi: la Terra dei Fuochi, i territori sacrificabili, lo scarto come condizione. «MUNNEZZOCENE è un invito a guardare il mondo dal margine, a chiedersi come la vita possa prosperare anche in ciò che la società vuole scartare».
Stendalì – Suonano Ancora raccoglie voci e pratiche attorno alla sagra come evento collettivo e dispositivo culturale, nato dalle due giornate omonime negli spazi di viaraffineria a Catania.




Ogni pubblicazione ha una propria forma di attivazione: non la classica presentazione editoriale, ma un evento che fa parte dell’opera stessa. Ferito a Vita viene presentato con un reading presso la galleria BAR di Torino e MATTA a Milano, il momento in cui l’oggetto smette di essere inerte. MUNNEZZOCENE approda a Napoli in due momenti: il primo con un lancio del numero presso LAN headquarters, con Bez (performance), Marculedu (live), The Turcos meet The Little Devils (live), la sonorizzazione Paesaggi Periferici di NPLGNN, la proiezione Necrobiopsi di Gaia Leandra e l’installazione Walking Coca-Cola di Roberto Salernitano; il secondo da Dispaccio con la lecture performativa Feelings of Survival di Daniela Allocca, la sonorizzazione di Eraclio e il live audiovisivo di cryingcafè™, e a Perditempo con un talk di Gennaro Ascione, Alfonso Gargano, Tonino Scienziato e Draco, e il djset di MsMugwump. Stendalì – Suonano Ancora con Viaraffineria viene lanciata il ventidue maggio a Roma, presso Ciao, in Vicolo S. Celso, con gli screenings e la playlist di Alice Minervini, Ricardo Guimarães, Giuseppe Di Liberto e Agostino Quaranta, e una degustazione meridionale servita dallo chef Toni Cutrone. La presentazione è una sagra, la sagra è la pubblicazione: il confine non esiste.

Gli happening seguono la stessa logica degli oggetti, spostando il cortocircuito nello spazio e nel tempo di un evento. Con Schiuma è il nome dell’happening al Bar Mauri di Torino durante Artissima: la barista disegna sulla schiuma del cappuccino o della birra i lavori di Davide Sgambaro, Alice Visentin, Lorenzo Silvestri, Beatrice Favaretto e Valerio Nicolai. Si ordina e la mostra appare nel bicchiere, dura fino a quando non si beve. Nessun visitatore ha visto tutti e cinque i lavori contemporaneamente: era possibile farlo solo guardando nel bicchiere della persona al proprio fianco. A Venezia, durante la Biennale, il dieci maggio presso Lama Farfalla ha avuto luogo un torneo di ping pong con palline incise al laser con gli statement di diciotto artisti tra cui Irene Fenara, Valentina De Zanche, Alessandro Manfrin, Leonardo Furlan, Marco Pio Mucci, Eleonora Luccarini, Valentina Parati, Gianluca Tramonti, Giuliana Rosso e Gaia Ginevra Giorgi, con in palio una scultura. La collaborazione con Spazio PAT a Torino porta il progetto fuori dalle settimane dell’arte istituzionali: il reading di Eleonora Luccarini e Luca Frati, la meditazione con il live di Francesca Heart e La Fornace Alchemica. E poi ci sono gli appuntamenti Alla Romana, pranzi dedicati alle menti creative, un momento per conoscere nuove persone e creare nuove connessioni, che tornano con cadenza irregolare a Milano, Roma, Napoli e Catania: il numero dei posti a tavola è l’edizione limitata.



Il processo di lavoro con ciascun artista è lento, senza scadenze imposte. Quando si trova un equilibrio, una forma che convince entrambi, si va in stampa. «È un’idea», dice Maisto, «che si può disperdere nell’aria, senza mai trovare una forma. Quando la trova, diventa qualcosa». Nel tempo la valenza di Panopticon come oggetto da collezione si è precisata quasi senza volerlo: alcuni collezionisti si sono avvicinati, alcune edizioni sono diventate ancora più limitate, e il confine tra pubblico dell’arte e pubblico generico, già poroso nei progetti, si è assottigliato ulteriormente. L’ambiguità non viene risolta: viene abitata, come quella tra editoria e arte, tra passatempo e lavoro serio.
In un momento in cui molti progetti simili cedono alle pressioni di una visibilità rapida, Panopticon continua a uscire quando ha qualcosa da dire. La prossima edizione arriverà quando è pronta.