Maria Morganti. Il tempo di un archivio-opera

di | 27 mag 2026
Maria Morganti, Un archivio del tempo, 2016 – in corso. Homepage. Courtesy dell’artista; Archivio Maria Morganti 

Il mio primo incontro con un’opera di Maria Morganti risale, credo, a una mostra bolognese del 2020 (“Le realtà ordinarie”, a cura di Davide Ferri, presso Palazzo de’ Toschi a Bologna) che, della pittura, intendeva indagare la dimensione quotidiana e intima, fatta di gesti minimi e ripetuti nel tempo. Tra lavori di autori vari ed eterogenei, Morganti presentava un quadro di piccolo formato appartenente alla serie delle Sedimentazioni, in corso già da anni: un dipinto quasi monocromo, fatta eccezione per una minuta porzione del vertice alto della tela, a rivelare una sequenza di passaggi cromatici che nel tempo ha costituito l’opera. Opera che, come tutte le sue, intreccia un rapporto diretto con la vita dell’artista e coi ritmi temporali della sua pratica – Morganti dipinge ogni giorno, utilizzando un singolo colore, uno strato di superficie –, traducendosi in una raccolta, memoriale cromatico di una porzione di esistenza. All’epoca ancora non avevo compreso che in quel quadretto ci fosse già tutto e che, in nuce e di fatto, presentasse in modo cristallino un’attitudine sistemica estremamente complessa e per certi versi inedita. Pensavo all’artista in rapporto al medium, alla storia della pittura e al suo contesto nel presente, a un’astrazione solo erroneamente intesa come analitica. Mi sfuggiva l’aspetto più ovvio e importante: una Sedimentazione non è altro che un piccolo archivio pittorico, letteralmente un archivio del tempo. 

Maria Morganti, Un archivio del tempo, 2016 – in corso. Sezione opere. Courtesy dell’artista; Archivio Maria Morganti

Pochi anni dopo, documentandomi meglio sul suo lavoro, mi imbatto proprio in questa formula, che campeggia nell’home page del sito dell’artista. Già a un primo sguardo appare chiaro che non si tratta di un normale sito web come quello di tanti colleghi, ma di un progetto dalla portata diversa, un vero e proprio archivio d’artista consultabile e aperto, strutturato secondo differenti sezioni. È inevitabile interrogarsi se non sulla contraddittorietà, quantomeno sull’evidente ambiguità di una simile operazione: gli archivi sono dispositivi di conservazione e catalogazione, giocoforza retrospettivi, e certamente è inusuale trovarne uno concepito per accompagnare la pratica di un’artista ancora in vita. È proprio tale ambiguità a costituire uno snodo critico di grande complessità e il carattere principale di un progetto la cui analisi richiede un passo indietro, verso un approccio alla pittura i cui effetti ricadono ben fuori dai margini della tela. Morganti, appunto, dipinge quotidianamente, e questo non è di per sé così curioso – lo è piuttosto il fatto che accada attraverso azioni e gesti ripetuti, codificati in un processo che ha a che fare tanto con la realizzazione di singole opere quanto con l’espressione viscerale di un modo di vivere. Il mondo dell’artista, nella solo apparente solitudine del suo studio, è una peculiare costellazione di elementi in relazione tra loro: parti sia autonome che complementari di un sistema, concretizzano il tempo di un’esistenza per poi, come vedremo, aprirlo alla relazione con noi.

Maria Morganti, Sedimentazione 2019 #6 (dettaglio), 2019. Olio su tela, 18 x 16 cm. Courtesy dell’artista; Archivio Maria Morganti. Foto di Francesco Allegretto 

Ogni giorno, arrivata nel suddetto studio veneziano, l’artista scatta una foto sempre nello stesso punto davanti all’ingresso, documentando il progressivo innalzarsi o abbassarsi del livello dell’acqua e il segno che lascia sulle fondamenta. Inizia poi a dipingere, a partire non da una tavolozza ma da una ciotola che “genera”, direbbe Morganti, un unico colore; il risultato non è mai del tutto controllabile, poiché il colore del giorno va a mischiarsi con le rimanenze di quelli dei giorni precedenti. Seguono tre operazioni imprescindibili e sempre uguali. Uno strato di colore viene steso sulla superficie del Quadro infinito, parente più stretto delle già citate Sedimentazioni, una tela che da vent’anni è dipinta in stratificazione continua con un risultato, oggi, decisamente scultoreo. Un altro passaggio cromatico è riservato a uno dei Diari, stecche di legno su cui la stratificazione cromatica è orizzontale e documenta tra i due e i cinque mesi di vita dell’artista; infine un terzo passaggio è dedicato a una Sedimentazione o a un altro lavoro afferente a serie pittoriche in essere. È chiaro, e tralascio molti altri aspetti, che alla radice di questa pratica vi sia un’attitudine a non omettere nulla, a tradurre l’esistenza in una testimonianza temporale dove anche il più piccolo dettaglio o gesto assume significato complessivo. Lo spazio in cui ciò accade non è neutro: lo studio di Morganti si compone di alcuni elementi che, oltre ad avere essi stessi valenza di opera, definiscono un vero e proprio ecosistema. Il suo fulcro è una struttura composita, concepita sia per dipingere – un palcoscenico privo di pubblico – che per contenere i quadri stessi in veri e propri archiviatori, delle sculture funzionali pensate per contenere Diari Sedimentazioni. Questo insieme, di cui menziono solo gli elementi fondamentali, nella felice mania nomenclatoria di Morganti prende il nome di Luogogesto.

Studio di Maria Morganti con Luogogesto (2018 – in corso) e Rimpicciolimento Luogogesto (2021). Courtesy dell’artista; Archivio Maria Morganti. Foto di Francesco Allegretto

Ora può apparire più chiaro, pur da una premessa sommaria, quanto l’archivio come concetto, ma anche come metodo e prassi, sia al centro del lavoro dell’artista, dentro al singolo quadro e al mondo di cui è frammento e testimonianza. L’esito, forse inevitabile, di tutto ciò è stata la realizzazione di un archivio vero e proprio, al termine di due decenni di elaborazione e messa a punto di un sistema i cui parametri sembrano essersi definiti.

Maria Morganti, Diarioteca, 2009 – in corso. Struttura di metallo, base in legno, ruote in gomma, pittura a olio su legno, 260 x 100 x 45 cm. Courtesy dell’artista; Archivio Maria Morganti. Foto di Francesco Allegretto

Nel 2023 nasce il comitato per l’Archivio Maria Morganti, che nell’anno successivo viene registrato come ente del terzo settore: una formalizzazione effettiva, che solo in apparenza pare traslare il problema dell’archiviazione dal calore di una poetica (ed estetica) alla freddezza di un dispositivo burocratico. L’artista infatti – e qui risiede la dimensione ambigua e ambivalente al cuore del progetto – considera l’archivio un’opera, arrivando al punto di catalogare esso stesso come tale. Provando a semplificare, questa operazione si colloca sul medesimo livello del gesto quotidiano che l’artista porta avanti in senso pittorico: sia nel metodo, costruire un sistema di elementi autonomi ma in relazione (come nel Luogogesto), che nell’esito, ad esempio una Sedimentazione o un Diario, frammenti in sé compiuti di un continuum temporale a cui comunque non possono che riferirsi. Il gesto dell’archiviazione pittorica allora si rivela, anche nella sua veste più formale e istituzionalizzata, in una piccola utopia poetico-funzionale: tenere tutto assieme, anche se non sembra possibile.

Il comitato dell’Archivio Maria Morganti, composto da Cristina Baldacci, Elena Volpato, Barbara Garatti, Luca Pes, Piero Pes e Maria Morganti, davanti al Luogogesto, nello studio, novembre 2023. Foto di Camilla Mancuso

L’Archivio Maria Morganti unisce alla sua sede fisica, lo studio dell’artista, anche lo spazio digitale di www.mariamorganti.it. Come anticipavo, il sito dal titolo Un archivio del tempo propone una classica interfaccia d’archivio su cui è catalogato tutto, dalle opere, alle mostre, a ogni sorta di collaborazione. Parallelamente però, propone anche una sezione chiamata Interpretazione, a sua volta suddivisa in Autoritratto Ritratto. Quest’ultimo rappresenta uno snodo decisivo del lavoro di Morganti e ne racchiude buona parte del senso relazionale, uno stimolo alla condivisione della ricerca (e della vita), da sempre presente e che l’Archivio tenta di formalizzare; Ritratto, appunto, accoglie sguardi esterni sulla pratica dell’artista, punti di vista e “intrusioni”. Ad oggi presenta un percorso di immagini, una sorta di visita guidata nel mondo dell’artista, pensato da Stefano Arienti, e similmente, benché non ancora riportata nella sezione, è stata pubblicata una piccola monografia da me curata che tenta di tracciare un percorso e una lettura, inevitabilmente momentanea e parziale, all’interno dell’Archivio (Archivio Maria Morganti. A Sentimental Journey, edizioni de’ Foscherari, Bologna, 2025). Momentanea e parziale perché, è intuibile, l’oggetto di analisi non è mai uguale a sé stesso. Come al Quadro infinito si aggiunge ogni giorno uno strato di colore, così l’Archivio è un organismo in costante accrescimento, e non solo per quanto riguarda le opere. In questo senso la sezione Autoritratto è esemplare: concepita come narrazione divisa in capitoli e paragrafi, rappresenta un esercizio di costante riflessione sul sé, sulla pratica artistica e i suoi aspetti centrali. Come tutto l’archivio, sistema rigido solo in apparenza, questo perpetuo rimuginare è costitutivamente in divenire – non è raro che Morganti torni più volte sullo stesso punto, aggiornando o riscrivendo paragrafi, in un percorso senza conclusione predeterminata che capitolo dopo capitolo accompagna il tempo di una vita.

Maria Morganti, Tavola materia pittura, 2026. Stampa digitale su carta e pittura a olio, 60,4 x 90,4 cm. Courtesy dell’artista; Archivio Maria Morganti

L’Archivio non è un contenitore amorfo, ma piuttosto materia viva: può accadere, proprio come la ciotola che “genera” colore, che esso faccia germinare nuove opere. Rielaborazioni grafiche dell’interfaccia digitale, porzioni dell’Autoritratto e, in generale, modalità alternative di visualizzazione del lavoro e di implicita riflessione su di esso, connotano un’operazione concettuale che illumina l’Archivio come una sorta di istituzione generativa. Tra “opere-documento” e “documenti-opera” – l’artista così categorizza alcuni degli esiti di suddetta operazione –, siamo certo lontani dalla pittura in sé, ma anche alle estreme conseguenze di una postura derivata da quel gesto originario, da quella disposizione verso l’arte e la vita di cui già era innervata la piccola Sedimentazione nella mostra di sei anni fa. Poterla cogliere nitidamente, ora, non vuole tanto dire interiorizzare un meccanismo per sua natura variabile, quanto comprenderne l’urgenza per l’artista e soffermarsi sull’aspetto inedito di un simile archivio-opera; abbracciarne l’ambivalenza tra forma espressiva e dispositivo funzionale, proiettarvi il nostro sguardo analizzandone nel tempo i mutamenti. Di fatto, contribuire implicitamente alla piccola utopia di Morganti, per cui tutto è qui e tutto è anche altrove, nello stesso tempo. In sostanza, quanto riporta la didascalia che l’artista richiede di appore ogni qualvolta un suo lavoro venga esposto o pubblicato: «Ogni opera pubblicata in questo sito (o esposta in questo spazio o pubblicata in questo libro) è sia un’opera autonoma e compiuta in sè stessa, sia parte dell’archivio-opera dell’artista Un archivio del tempo».

Maria Morganti, Mazzo di carte, dettaglio, 2023. Stampa digitale su carta, scatola di cartoncino e sacchetto di stoffa di lana; edizione di 3 + 2 prove d’artista; 133 elementi da 13 x 8 cm ciascuno. Courtesy dell’artista; Archivio Maria Morganti

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