L’ecosistema Bergamo, città laboratorio del contemporaneo

La vivacità della scena artistica di una città o di un paese non è proporzionata alla sua popolazione. Una serie di circostanze storiche e culturali può fare dei luoghi anche piccoli o apparentemente periferici un teatro di sperimentazione, come fu Ferrara per la videoarte negli anni Settanta, che attraverso il Palazzo dei Diamanti divenne un laboratorio pionieristico di rilievo internazionale. Oggi, in Italia, tanti capoluoghi e città medio-grandi soffrono una carenza di iniziative capaci di creare un tessuto di sinergie creative. Nel Nord Italia possiamo citare Como, Genova, Verona, Vicenza. Al contrario, alcune medio-piccole stanno attraversando una fase di crescente dinamismo, come le vicine Lodi e Cremona, tra festival, spazi indipendenti, nuove gallerie e settimane dell’arte.
Tra le città più sorprendenti nel panorama nazionale vi è senz’altro Bergamo, città medio-piccola animata dalla cultura del lavoro, la passione per il ciclismo, le montagne, l’arrampicata e da un punto di vista storico certamente più vicina alla musica, fin dai tempi di Gaetano Donizetti, che all’arte (il cui rappresentante più noto è il semi-dimenticato Giacomo Manzú[1]).
Complice la presenza di un museo solido e impegnato nel contemporaneo come la GAMeC, la città è sempre stata presente nella cartografia artistica di stampo istituzionale. Eppure, negli ultimi quindici anni il territorio si è arricchito di un crescente numero di iniziative indipendenti, attive e integrate nel tessuto urbano. The Blank Contemporary (dal 2010), Contemporary Locus (dal 2012), luogo_e (dal 2017), Spazio Volta (dal 2020), The Drawing Hall (dal 2021), gres art 671 (dal 2023) e Performatorio (dal 2024) sono le realtà culturali che sostengono più attivamente la sperimentazione artistica, ampliando lo spettro dell’attività istituzionale del museo cittadino. Questo approfondimento è dedicato soprattutto a loro: spazi attivi dal fronte della performance al disegno, capaci non solo di fare proposte di qualità, ma anche di non isolarsi, legandosi ad altri soggetti, facendo rete, parlando con il pubblico.

Ma a che cosa si deve questa vivacità? Viene da chiedersi. Secondo Nicola Ricciardi, ex direttore di Miart, Bergamo vanta la prossimità a una grande città, Milano, avendola a portata, ma senza soffrire la competitività e la saturazione visiva che la contraddistinguono. Una situazione simile, benché su scala diversa, si può leggere nella relazione tra la Hudson Valley (upstate New York) e New York, che ha reso ideali le condizioni di sviluppo creativo del Bard College, dove Ricciardi ha iniziato la carriera e a cui si ispira per il suo nuovo progetto, Afterclass. Afterclass è una nuova scuola post-diploma che nascerà nel 2027 proprio nel cuore di Bergamo, negli spazi di un ex asilo. Non solo luoghi espositivi e di sperimentazione, dunque, ma anche una spinta nella direzione educativa, che andrà a integrare il programma recentemente ampliato dell’ex Accademia di Belle Arti Carrara, da pochi anni diventato Politecnico delle Arti.
Se il rapporto distanza/vicinanza a Milano è certamente un fattore, come lo è la crescente internazionalizzazione della città, che ormai accoglie il terzo aeroporto d’Italia (Orio al Serio) e un crescente flusso turistico, questi elementi non bastano per giustificare la qualità delle tante iniziative. Per comprendere il fenomeno bergamasco bisogna conoscere i soggetti promotori di questa congiuntura felice e introdurre brevemente le realtà che hanno creato. Emerge subito una caratteristica comune a tante di queste iniziative non-for-profit: la rigenerazione di spazi urbani e la loro trasformazione in luoghi d’arte. Il ruolo dell’amministrazione comunale si è rilevato infatti fondamentale per creare i presupposti di spazio, libertà e dialogo che le città più grandi, come Roma, nella complessità del loro apparato amministrativo, spesso non sono riuscite.

Performatorio nasce da un bando di assegnazione del Comune di Bergamo. Con un fitto calendario di eventi live, lo stretto e lungo spazio del piccolo centro di sperimentazione e ritrovo collettivo ha colmato una lacuna non di rado presente: quella delle pratiche performative. Da Annamaria Ajmone a Ryosuke Kiyasu, gli inviti spaziano dagli artisti emergenti del territorio, come la bravissima Martina Rota, a ospiti internazionali.
Di differenti dimensioni e ambizione è il centro d’arte e spazio per la cultura gres art 671, nato nel 2023 da un grande progetto di riqualificazione di un’area dismessa di produzione del grès in un quartiere tra il centro e le principali arterie di viabilità. Progetto lanciato e promosso dalla Fondazione Pesenti, gres art 671 ha costruito in pochi anni una programmazione tanto specialistica quanto adatta a un grande pubblico, con mostre tematiche di ampio respiro alternate a inviti mirati e nomi spesso significativi, come il primo solo show dedicato a Marina Abramović. Ancora poco conosciuto su scala nazionale, il centro accoglie esposizioni nate da nuove produzioni e percorsi espositivi, ben curate e allestite, come la straordinaria personale in corso di Isaac Julien – oltre a un ricco palinsesto di incontri e conferenze.

Anche Spazio Volta, situato in un’ex fontana e in un’ex chiesa nel centro storico di città alta, nasce da un recupero in collaborazione aperta con l’amministrazione pubblica. Contraddistinto dall’identità forte di un’ampia vetrata a mezzaluna su piazza, poi evoluta nello stile neoclassico di una chiesa sconsacrata, lo spazio ha sempre accolto progetti site specific e opere inedite in contrasto con l’estetica medievale del contesto architettonico, nonché con l’estetica tradizionale del gusto artistico locale.
luogo_e, animato da Federica Mutti a poche centinaia di metri di distanza, esplora i rapporti tra arte e letteratura in un’ex piccola libreria d’arte, accompagnando ogni mostra con riferimenti e citazioni, quando non stampando piccole pubblicazioni.

Infine, sempre in ambito cittadino, le più storiche The Blank Contemporary e Contemporary Locus da oltre un decennio stimolano la vitalità artistica della città. The Blank, che ha fondato il festival di arte contemporanea di Bergamo, ArtDate, lavora al palinsesto autunnale e alla mostra centrale della rassegna, che occupa ogni inverno la Sala delle Capriate del Palazzo della Ragione, edificio che fu palazzo comunale nella storica Piazza Vecchia, dove nel 2023 Yayoi Kusama ha attirato quasi centomila visitatori. Contemporary Locus, promosso da Paola Tognon, è un’iniziativa nomade che fa della riattivazione di luoghi abbandonati o avulsi dall’arte contemporanea l’anima della sua identità: dall’ex centrale di Daste e Spalenga con Alfredo Pirri all’iniziativa numero 17, che ha portato Antonello Ghezzi e Daniel González nel cimitero di Bergamo, i progetti hanno nel tempo accompagnato la trasformazione della città e dei suoi luoghi, spesso rinati in seguito alla riattivazione.
Nell’ottica di un’economia dell’attenzione, mi limiterò a parlare di un ultimo spazio, per poi chiudere con la GAMeC e la situazione delle gallerie. Uno spazio che merita un’attenzione particolare è The Drawing Hall, spazio in provincia di Bergamo fondato dall’artista Andrea Mastrovito e dedicato a una pratica spesso considerata secondaria. Alla base di tutto, per The Drawing Hall, è il disegno. Focalizzato su artisti nati tra gli anni Sessanta e Settanta, il disegno in tutte le sue forme è il filtro per rileggere la pratica creativa dell’artista e, in un certo senso, anche la storia dell’arte.

In attesa di spostarsi nella nuova, attesissima sede, la GAMeC è un museo che si è interrogato sul suo ruolo pubblico, di fatto ripensandolo a partire da un incidente: il ritardo di costruzione dei nuovi spazi. Questa circostanza merita un approfondimento, perché ha creato l’opportunità di reimmaginare l’attività del museo. Con il programma Pensare come una montagna, nel format, poi esteso, di una Biennale delle Orobie (che sono le Alpi bergamasche), la GAMeC ha proposto una critica implicita del modello di biennale tradizionale, quello centralizzato e ristretto nei tempi che ha caratterizzato l’orizzonte del museo per diversi anni, estendendolo a un territorio più ampio e con tempi più lunghi. La provincia e le montagne sono diventate, in questa finestra di attesa, luogo di iniziative e di fare in comune tra abitanti e artisti. Oltre l’orizzonte territoriale, l’educazione, l’altro pilastro della missione di un museo pubblico, è entrata al centro della programmazione del 2026 con il programma Pedagogia della Speranza, progetto in mostra a Palazzo della Ragione e attraversato da laboratori, che ha finora coinvolto Fosbury Architecture, Claire Fontaine e altri, oltre a Radio GAMeC.

A fronte di una ricchezza di iniziative culturali e non profit, è la dimensione commerciale che, pur in una città dall’alto reddito come Bergamo, permane debole. Se a Brescia, da Minini a APALAZZO, fino alle gallerie più giovani, la sperimentazione è sostenuta dalle gallerie, a Bergamo queste rimangono marginali. Thomas Brambilla e Traffic Gallery sono tra le poche attive (e significative) sul contemporaneo. Una ragione si può trovare nell’assenza di un ricambio generazionale tra i collezionisti, patologia che d’altronde affligge tutta la penisola. Il CLUB GAMeC, che promuove l’omonimo premio e il museo, fatica a rinnovarsi, e l’arte a trovare nuovi promotori e mecenati. Ma il desiderio di sperimentazione, quando trova le giuste condizioni di spazio e libertà, si afferma nonostante questo ostacolo, ricordando che la base dell’arte è sempre la stessa: la passione, che in questa città non manca.
[1] Se non teniamo conto di Giovan Battista Moroni, ma a quel punto siamo nel Cinquecento.