When Species Don’t Meet. Spazio Volta, Bergamo

di | 13 giu 2026
Davide Dicorato, Beauty and beast, dettaglio, 2026. Ex chiesa di San Rocco, Spazio Volta, Bergamo. Foto di Zoe Speziale

C’è un altro modo di abitare il contemporaneo: rallentare, radicarsi, trasformare uno spazio in una soglia. È da questa postura che nasce Spazio Volta, a Bergamo Alta: non una semplice sede espositiva, ma un progetto culturale che lavora sulla prossimità, sulla relazione con il territorio e sulla costruzione lenta di una comunità.
Nato dall’intuizione di Edoardo De Cobelli, critico d’arte e curatore, lo spazio trasforma un’architettura stratificata – un’ex cisterna romana sulla quale poggia una chiesa sconsacrata – in uno strumento di pensiero, capace di attivare un dialogo tra memoria, città e ricerca artistica. Affacciato attraverso una grande vetrata a mezzaluna su una delle piazze principali di Bergamo Alta, nel punto di arrivo della funicolare, lo spazio si offre anche allo sguardo di chi passa: turisti, abitanti, visitatori occasionali. Fin dalla sua nascita, Spazio Volta ha lavorato su questa tensione: non una galleria neutra, ma un luogo in cui l’architettura diventa parte del discorso, una soglia attraversata anche da chi non entra.

Luca Petti e Davide Dicorato, “When Species Don’t Meet”, 2026. Veduta dell’installazione. Ex chiesa di San Rocco, Spazio Volta, Bergamo. Foto di Zoe Speziale

È dentro questa cornice che si inserisce “When Species Don’t Meet”, la mostra di Davide Dicorato e Luca Petti, curata da Arnold Braho ed Edoardo De Cobelli, visitabile fino al 30 agosto 2026 negli spazi dell’ex chiesa di San Rocco. Il progetto nasce dal confronto con la collezione del Museo Civico di Scienze Naturali Enrico Caffi e si colloca all’interno di un palinsesto annuale dedicato al rapporto tra essere umano e animali. Un percorso che Spazio Volta ha già avviato attraverso la collaborazione con l’Oasi WWF Valpredina, contemporaneamente presente con un progetto allestito al piano inferiore, rafforzando il dialogo con gli enti del territorio e con le pratiche di osservazione, tutela e rappresentazione delle forme di vita. 
Gli artisti hanno potuto accedere ai depositi del museo e selezionare alcuni reperti delle collezioni civiche: lo scheletro di una tartaruga Caretta caretta, una pelle di giaguaro e una serie di giare contenitrici da esposizione. Questi elementi entrano in relazione con le ricerche di Dicorato e Petti, diventando presenze ambigue, sospese tra reperto, traccia, oggetto scientifico e materiale simbolico.

Davide Dicorato, Beauty and beast, 2026. Ex chiesa di San Rocco, Spazio Volta, Bergamo. Foto di Zoe Speziale

I due artisti esplorano questi temi focalizzandosi sull’assemblaggio, a partire da ricerche diverse ma accomunate da un interesse per la trasformazione del naturale e per la ridefinizione dei rapporti tra essere umano, ambiente e altre specie. Davide Dicorato lavora sulla decontestualizzazione e ricontestualizzazione di elementi naturali e artificiali. In mostra accosta materiali provenienti dal museo a un archivio personale composto da componenti artificiali e resti animali trovati in natura. Nelle sue opere, pellicce, animali imbalsamati, pelli di serpente e un copertone diventano presenze chimeriche, in cui i singoli elementi vengono mimetizzati fino a confluire in un’unica forma ambigua. In modo analogo, fotografie di predatori si fondono con ali di farfalla applicate sugli occhi dei soggetti, creando un dialogo tra ferocia e delicatezza.

Davide Dicorato, Eyes on you, 2026. Ex chiesa di San Rocco, Spazio Volta, Bergamo. Foto di Zoe Speziale

Luca Petti, invece, sviluppa una ricerca scultorea e installativa centrata sulla relazione tra essere umano e altre specie, con particolare attenzione alle forme di prevaricazione, sopravvivenza, mutazione e simbiosi. Nei suoi lavori genera forme ibride tra flora e fauna, analizzando le similitudini evolutive tra questi due mondi. Il calco di una foglia di aloe sostituisce le spine con denti di squalo reperiti online; il calco del teschio di una tartaruga marina, invece, si completa attraverso una foglia di monstera. Petti indaga così somiglianze di forma e funzione tra organismi vegetali e animali, costruendo forme in cui la distinzione tra specie, regni e categorie naturali sembra perdere stabilità. L’uso di denti acquistati online apre inoltre interrogativi sulla provenienza, la circolazione e il valore attribuito ai resti animali.

Il titolo dichiara già una frizione: non il racconto pacificato di un incontro tra specie, ma l’osservazione di ciò che impedisce o deforma quell’incontro. La mostra interroga i modi in cui il regno animale viene osservato, rappresentato, classificato ed esposto dall’essere umano. Il museo di scienze naturali, con tassonomie, vetrine e apparati didattici, diventa qui un modello da interrogare: non perché venga negata la sua funzione conoscitiva, ma perché ogni forma di conoscenza implica anche un modo preciso di organizzare la visione.

Davide Dicorato, La cittadella, 2026. Ex chiesa di San Rocco, Spazio Volta, Bergamo. Foto di Zoe Speziale

Nella chiesa di San Rocco, questo tema assume una dimensione spaziale concreta. L’ex edificio religioso diventa un’architettura dell’osservazione, un paesaggio topografico e simbolico in cui le forme di vita vengono inscritte dentro un ordine. Ma quest’ordine, nella mostra, sembra incrinarsi. L’animale è reso visibile attraverso gli strumenti della conservazione e dell’esposizione, ma questa visibilità rivela anche una perdita: che cosa resta di una forma di vita quando viene classificata, isolata, allestita?

Davide Dicorato, Eyes on you, 2026. Ex chiesa di San Rocco, Spazio Volta, Bergamo. Foto di Zoe Speziale

Il progetto non propone risposte semplici. Assume piuttosto l’ecologia come campo di tensione politica, storica e percettiva: non soltanto scienza dell’ambiente, ma spazio in cui convivono conoscenza, potere, rappresentazione e responsabilità. In questo senso, non parla solo degli animali, ma anche delle istituzioni che li raccontano, li conservano e li mostrano. Il confronto con il Museo Civico Enrico Caffi lascia emergere una questione più ampia: quanto sia complesso far dialogare discipline che procedono secondo linguaggi, priorità e responsabilità differenti. La relazione tra arte e scienza, tra pratiche espositive e politiche della conoscenza, diventa parte del processo stesso che ha portato alla realizzazione del progetto. La domanda riguarda allora anche il presente dei musei civici e delle istituzioni culturali: possono ancora pensarsi come ambiti separati e autosufficienti, oppure sono chiamati a confrontarsi con saperi diversi e letture critiche del proprio ruolo?

Luca Petti e Davide Dicorato, “When Species Don’t Meet”, 2026. Veduta dell’installazione. Ex chiesa di San Rocco, Spazio Volta, Bergamo. Foto di Zoe Speziale

È qui che la mostra trova la sua forza: nel mostrare che il rapporto tra essere umano e animale non è mai neutro. Anche quando assume la forma della conoscenza, della conservazione o della tutela, resta attraversato da un’asimmetria profonda: è l’essere umano a stabilire le condizioni dello sguardo, osservando, classificando, nominando, esponendo. L’animale appare, ma quasi sempre dentro un ordine costruito da altri. Il progetto non cerca allora di ricomporre questa distanza, ma di renderla visibile: non per ordinare il vivente, ma per mostrare quanto ogni classificazione porti con sé una forma di dominio.

Davide Dicorato, Farfalla in tassidermia, 2026. Ex chiesa di San Rocco, Spazio Volta, Bergamo. Foto di Zoe Speziale

Dal 23 maggio al 30 agosto 2026; Piazza Mercato delle Scarpe, 24129, Bergamo; info.