La provenance non è una nota a piè di pagina: la collezione Rothschild e il valore delle single-owner sale

Quando Artcurial annuncia la dispersione della collezione Rothschild, non è soltanto la successione serrata di mobili, dipinti, porcellane, oggetti d’arte e libri a passare sotto il martello. È la vendita di una genealogia, la messa all’asta di un gusto. È, soprattutto, la trasformazione di una storia familiare in valore di mercato. Si entra nel terreno – più che mai prolifico – delle single-owner sale, quello in cui la provenance detta la temperatura delle aggiudicazioni e ne accompagna il ritmo in catalogo, e in cui il soggetto sublima l’aura dell’oggetto, fino a diventare parte essenziale del suo market appeal. Leggi: opere preziose, ma rese ancora più desiderabili, quindi contendibili, dal contesto, dalla storia, dalla continuità che attraversa generazioni, collezioni, residenze e branche della famiglia; sedimenta, pezzo dopo pezzo, una medesima, raffinata patina di gusto.
Dici Henri de Rothschild (1872-1947), dici medico, imprenditore, mecenate, uomo di teatro e di lettere. Ma dici anche collezionista eclettico, ed erede – e custode, e interprete – di una formidabile macchina dinastica di trasferimento delle opere: nel 1899 Henri ricevette dalla nonna Charlotte la sua collezione di dipinti, con l’eccezione di quelli destinati al Louvre; nel 1903 ereditò dallo zio Arthur; nel 1926 dalla sorella Jeanne Charlotte, baronessa Léonino; nel 1931 dalla madre Thérèse, figlia del barone Mayer Carl von Rothschild della branca di Francoforte. Con queste premesse, la casa d’aste degli Champs-Élysées porta all’incanto Le goût Rothschild en héritage. Un pied-à-terre sur le Champ-de-Mars (L’eredità del gusto Rothschild. Un pied-à-terre sul Champ-de-Mars), il 22 settembre. In concomitanza strategica con Fine Arts Paris, che raccoglie collezionisti, mercanti, antiquari e specialisti internazionali sotto il tetto di vetro del Grand Palais. Il mercato dell’arte antica, tutto, nel momento della sua massima concentrazione.

Quindi, la (stratificata) collezione Rothschild. Qualità museale, il leitmotiv ripetuto come un mantra. Vedi la coppia di seaux à verre crénelés in porcellana di Sèvres, stimata tra i 700.000 e un milione di euro. Sono i soli rafraîchissoirs à verre dell’iconico servizio realizzato per Luigi XVI; li dipinse Pierre-André Leguay su fondo beau bleu, con scene mitologiche di Didone ed Enea, Adone e Psiche. La loro storia, da sola, è un piccolo romanzo di mercato: nel 1793 vengono separati dal servizio e inviati al Muséum, futuro Louvre; nel 1797-1798 finiscono in vendita e nel 1873 riappaiono a Londra nella collezione di Charlotte de Rothschild, che li acquista dal mercante Charles Davis per 2200 sterline – una somma considerevole, per l’epoca. Da Charlotte passeranno a Henri e ai suoi discendenti. Nota a margine necessaria: una buona parte delle porcellane del servizio, oggi, è a Windsor; le acquistò il futuro Giorgio IV e appartengono ancora alle Royal Collections – mentre i due seaux à verre rimasti finora nella famiglia Rothschild tornano ufficialmente sul mercato da Artcurial. È quello che una provenance può fare al destino di un oggetto, si vedano le voci “documentazione”, “garanzia”, e “seconda biografia”.

Una dinamica che si ritrova, analoga, su scala diversa, in tutti i lotti della selezione. Due fauteuils d’époque Régence, poltrone impreziosite da una rara tappezzeria di Beauvais e provenienti dalla collezione del barone Nathan James Edouard de Rothschild, sono stimate insieme 12.000-18.000 euro; una commode Régence attribuita a Charles Cressent, il principale ebanista del periodo Regency, 25.000-40.000 euro; un piatto in smalto di Limoges di Pierre Reymond, 5000-7000 euro; due coppe di Jean de Court, decorate a grisaille con episodi dell’Antico Testamento, potrebbero raggiungere i 30.000 euro. Non una semplice accumulazione, ma il gusto per l’eterogeneità colta, la rarità, il dialogo tra epoche. Quello spirito di Kunstkammer che è una delle cifre della passione collezionistica dei Rothschild.

Così i dipinti. Il settecentesco Portrait de femme au chien noir, dit de Madame de Tencin, ad opera di François-Hubert Drouais e stimato 30.000-50.000 euro, proviene dalla collezione di Charlotte de Rothschild e fu collocato da Henri negli spazi del suo hôtel particulier, al numero trentatré di rue du Faubourg-Saint-Honoré. Di Francesco Guardi è il Capriccio architettonico con figure nella laguna di Venezia, passato dalla collezione della sorella di Henri, Jeanne Charlotte, e da lei trasmesso al fratello nel 1926. Stima: 40.000-60.000 euro. Ancora, i libri: come l’esemplare del Voyage sentimental di Laurence Sterne, stampato da Didot nel 1799 su grande carta vergata e arricchito da una suite di incisioni su carta azzurra e da un acquerello originale, stimato 1800-2000 euro. Anche qui, l’oggetto non vive isolato: appartiene a quella biblioteca, ereditata dal padre, che Henri distribuì nelle proprie residenze, sparpagliata sotto il segno della coerenza, della rarità, attraversata dalla stessa storia di sguardi, passaggi, collocazioni. Quasi uno slogan: il gusto come eredità, la provenienza come valore, la collezione come forma – non immobile – della memoria.
È il privilegio della single-owner sale, che il cognome sia Rothschild, Allen, Macklowe, Lewis o Rockefeller, che la ragione a monte sia qualunque delle tre “d”, death, divorce o debt, o altro ancora. Portare in superficie una stratificazione di eredità, scelte e dimore che conferisce densità agli oggetti e li sottrae all’isolamento del singolo lotto. Una dispersione, la fine di una sorta di storia d’amore. Ma la prosecuzione, inevitabile, di una provenance.