Vendite milionarie e record d’asta confermano la centralità di New York nel mercato dell’arte

di | 21 mag 2026
Evening Sale of Modern & Contemporary Art di Phillips, 19 maggio 2026. New York. Courtesy di Phillips

Una sola settimana può bastare a creare un vero e proprio ecosistema di scambi sul mercato dell’arte? La risposta è sì. Dal 14 al 21 maggio 2026, con quattro fiere attive (TEFAF, Frieze, NADA e Independent), numerose aste milionarie ed un brulicare incessante di eventi e mostre sparse come semi sull’architettura urbana, New York ha ribadito la sua elasticità a contenere tutto questo. Dall’accogliere migliaia di visitatori, collezionisti e investitori, al concedere spazio a tutti coloro che ne chiedevano un pezzetto, la Spring Marquee Week ha confermato non solo il ben oleato sistema di New York, ma ha ribadito con veemenza la capacità finanziaria del mercato a stelle e strisce, forte di quel dinamismo capace di muovere miliardi di dollari nel giro di pochi giorni.
Nonostante un clima globale funesto, tassellato da incertezze, gli offerenti di fascia altissima sono sembrati impermeabili alla meteorologia geopolitica e si sono presentati agli appuntamenti con le Major in tono più che attivo. Del resto, a soccorso della categoria è apparso un considerevole ammontare di denaro che ha permesso di portare a termine gli acquisti in sicurezza.
Come già scritto qualche giorno fa, la qualità eccelsa dei lotti e la conseguente provenienza hanno giocato un ruolo determinante nella formulazione delle offerte, a conferma di un trend che vede le collezioni di pregio come oggetti del desiderio dei portafogli più gonfi. 

Jean-Michael Basquiat, Museum Security (Broadway Meltdown), 1983. Courtesy di Sotheby’s

Sotheby’s
Ed è proprio una collezione brillante ad aver aperto la settimana delle aste più poderose dell’anno, con Sotheby’s che il 14 maggio ha svelato gli undici gioielli su tela, tutti coperti da garanzia, della collezione di Robert Mnuchin. Risultato: tutto venduto, per un totale di vendita di 166.341.000 dollari. Sul podio della Robert Mnuchin: Collector at Heart Evening Auction è finito il dipinto Brown and Blacks in Reds, eseguito da Mark Rothko nel 1957 e passato di mano per 85.800.000 dollari, un lotto che da solo ha coperto più della metà della sale total del segmento. L’altro protagonista della collezione è stato Willem de Kooning, che con tre opere ha toccato vendite aggregate per circa 27.000.000 di dollari. A seguire, dopo il consueto scroscio di applausi, è toccato al catalogo della The Now & Contemporary Evening Auction, che ha visto trionfare Museum Security (Broadway Meltdown) (1983) di Jean-Michel Basquiat, venduto, incluse le commissioni, per 52.700.000 dollari, aumentando il suo valore di vendita di ben 14.000.000 di dollari rispetto alla precedente asta londinese del 2013, dove era passato di mano per una cifra, per l’appunto, più esigua.  A conquistare gli offerenti è stato poi il ritratto del 1974 di Brigitte Bardot su tinte verdi a firma di Andy Warhol, che ha trovato una nuova casa per 24.800.000 dollari. Tra i risultati migliori anche Lucio Fontana con un labirintico Concetto Spaziale, il Cielo di Venezia (1961), proveniente dalla collezione Jean & Terry de Gunzburg, che si è assestato a 16.492.500 dollari, portando il totale di questa seconda parte della serata del 14 maggio a quota 266.800.000 dollari.
Sempre rimanendo in casa Sotheby’s, il 19 maggio, la maison ha svelato un nucleo di circa quaranta lotti per la Modern Evening Auction che ha fruttato una sale total di quasi 304.000.000 di dollari. Le declinazioni del ventesimo secolo hanno visto il fronteggiarsi di due grandi nomi: Pablo Picasso ed Henri Matisse. Del primo, l’opera Arlequin (Buste) (1909), proveniente dalla collezione di Adele ed Enrico Donati, ha raggiunto 42.640.000 dollari, mentre a firma del secondo La Chaise lorraine (1919), già parte della Barbier-Mueller Collection, è passata di mano per poco più di 48.000.000 di dollari. Anche il paesaggio provenzale La Moisson en Provence (1988) di Vincent van Gogh ha centrato la stima media, assestandosi a 29.430.000 dollari.

Henri Matisse, Le Chaise Lorrain, 1919. Courtesy of Sotheby’s

Christie’s
Da Christie’s, al Rockefeller Center il 18 maggio 2026, l’asticella si è alzata ancora di più per una data che passerà alla storia come “record-shattering night” e una vendita complessiva da oltre un miliardo di dollari. La serata si è aperta con la presentazione di Masterpieces: The Private Collection of S.I. Newhouse, munita di sedici opere museali, anche qui tutte coperte da garanzia, a comporre una delle più importanti single-owner collection disperse agli incanti negli ultimi anni. In vetta alle vendite si sono posti i risultati di Jackson Pollock, che con il suo Number 7 (1948) ha toccato quota 181.200.000 dollari, polverizzando il suo precedente record d’asta, e Danaïde (1913) di Constantin Brancusi, che ha trovato una nuova casa per 107.600.000 dollari, segnando così uno dei più significativi passaggi in asta per il segmento scultura. Altro record è arrivato per Joan Mirò con il suo Portrait de Madame K (1924), passato di mano per 53.535.000 dollari e che ha portato il totale per questa porzione di serata a 631.000.000 di dollari con 100% di vendita per lotto e per valore. Ma c’è di più: lo smembramento della collezione S.I. Newhouse è il prodotto di una strategia commerciale sviluppata da Christie’s nel corso degli anni, a partire dal 2018, e che grazie a quest’ultima vendita è diventata la seconda collezione privata a superare un aggregato superiore al miliardo di dollari dopo la dispersione della collezione Allen, venduta nel 2022 sempre da Christie’s.
La serata è proseguita poi con il catalogo della 20th Century Evening Sale, che ha regalato sorprese inaspettate come No. 15 (Two Greens and Red Stripe) (1964), a firma Mark Rothko e proveniente dalla collezione di Agnes Gund, che ha determinato l’aggiornamento del record d’asta dell’artista, portandolo a 98.385.000 dollari. Altri due risultati magnifici sono stati quelli di Untitled di Cy Twombly del 1961, passato di mano per 45.000.000 di dollari, e Anxious Girl (1964) di Roy Lichtenstein, venduto a 46.000.000 di dollari, oltre all’altro record d’asta che ha visto Alice Neel e il suo Mother and Child (Nancy and Olivia) (1967) passare di mano per 5.700.000 dollari.
Tutto questo ha segnato un totale aggregato spettacolare, che in termini numerici si è tradotto in una cifra pari a 121.126.500 dollari in una sola serata.

20th and 21st Century Art sales di Christie’s, maggio 2026. New York. Courtesy di Christie’s

Il 20 maggio, sempre in casa Christie’s, sono state presentate altre collezioni di enorme valore, questa volta per il comparto 21st CenturyThe Private Collection of Marian Goodman Defined Space: The Collection of Henry S. McNeil Jr. La raccolta della gallerista Marian Goodman vantava al suo interno ben otto lavori di Gerhard Richter, tutti venduti anche sopra le stime alte, che hanno fruttato un totale aggregato di circa 78.000.000 di dollari. Il resto del catalogo della 21st Century evening sale ha visto solidi riscontri per artisti come Cecily Brown, Peter Doig e Jean-Michel Basquiat, con lavori aggiudicati in range di prezzo tra i cinque e i sette milioni di dollari, e un risultato complessivo che ha determinato un incremento del 42% se confrontato alla sessione omologa dello scorso maggio a New York. Riguardo alla collezione di Henry S. McNeil Jr., anche qui le aspettative erano alte, essendo stata costruita essenzialmente sulla corrente del minimalismo, con opere di artisti di spicco del movimento come Donald Judd, Dan Flavin, Carl Andre e Sol LeWitt. Tutto venduto, sebbene alcuni lotti siano stati salvati dalle garanzie di parte terza, e un totale di 25.889.900 dollari.

Mark Rothko, No.15 (Two greens and red stripe), 1964. Courtesy di Christie’s

Phillips
Il catalogo più contenuto, ma non per questo meno significativo, di quarantuno lotti della Modern & Contemporary Art Evening Sale di Phillips del 19 maggio 2026 ha ottenuto un successo straordinario per quella che si definisce in gergo un’asta white gloves, ovvero da tutto venduto. Effettivamente questa è parte della strategia di Phillips che si concretizza nella costruzione di cataloghi mirati, calibrati, poco estesi e ben settati sulla platea di offerenti in base alla piazza di riferimento. La sessione ha stimato una sale total di 115.200.000 dollari, con un incremento pari a circa il 122% rispetto all’asta gemella dello scorso anno e con diversi record d’asta raggiunti: Pat Passlof, P.S. Krøyer, Joseph Yaeger e Lee Bontecou. 
Robert Manley, Worldwide Head of Modern and Contemporary Art di Phillips, ha commentato il risultato dicendo che «il mercato è vivo e sta bene», e che «è stata una gioia presentare questa evening sale colma di forza ed entusiasmo ad ogni livello di collezionismo». Sul podio Sixteen Jackies (1964) di Andy Warhol che ha trovato un nuovo proprietario per 16.225.000 dollari, seguito da Untitled (1948) di Jackson Pollock finito poco sopra i nove milioni di dollari e da La Route de Vétheuil, effet de neige (1869) di Claude Monet aggiudicato all’incirca per la stessa cifra. Ottimi riscontri anche per opere di Helen Frankenthaler, Vilhelm Hammershøi e Gerhard Richter.

Andy Warhol, Sixteen Jackies, 1964. Courtesy di Phillips

Tutte queste cifre e vendite stellari confermano come il mercato dell’arte, per questa prima parte del 2026, proceda a velocità sostenuta, senza temere ciò che accade fuori dalle auction sales. Risultati così robusti, dopo alcuni anni di inciampi, confermano una certa muscolarità del mercato americano, che si fa ancora più forte se paragonata al contesto politico ed economico in cui si cala, anzi sembra adattarsi all’instabilità, cambiandone il paradigma. E poi, questi risultati arrivano a valle e seguono i solidi riscontri già ottenuti sul mercato secondario a livello globale nei mesi precedenti: a partire dai successi dello scorso marzo a Londra per poi passare alle toniche sessioni asiatiche di Hong Kong e alle solide vendite parigine di metà aprile. La concezione di arte intesa quale asset e non più confinata nella categoria di bene rifugio si solidifica sempre più, dilatando la stessa definizione di bellezza, atteso che quando arriva a questi livelli deve per necessità fare i conti con aspetti più squisitamente finanziari e di investimento, e questo, sul mercato, fa la differenza.     

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Antonio MirabelliChristie'sNew YorkPhillipsSotheby's