La fotografia come strumento di indagine politica. Before it Happens a Palazzo Re Rebaudengo

Otto artisti internazionali riuniti a Guarene, nel Palazzo Re Rebaudengo, esplorano il linguaggio delle immagini come strumento di indagine politica, sociale e culturale. Tra fotografia, moving image e pratiche installative ibride, “Before it Happens”, curata da Filippo Maggia in occasione dei duecento anni dalla nascita della fotografia, si presenta così come un momento di riflessione condivisa sul fragile equilibrio tra memoria e futuro, denuncia e possibilità.
Alcune tra le urgenze più pressanti del nostro presente vengono affrontate attraverso un percorso espositivo che parla di impermanenza e destabilizzazione, ma che allo stesso tempo esalta le possibilità di costruire forme di resistenza individuale e collettiva, tra opere inedite e altre raramente esposte in Europa.
Le ricerche degli artisti si soffermano sui temi delle disparità sociali, le trasformazioni economiche nei Paesi del Sud globale, le eredità del post-colonialismo, i processi migratori, la crisi ecologica e le discriminazioni di genere. Le opere mirano a fare luce sulle conseguenze di intere società costrette a rapportarsi con paradigmi occidentali incapaci di far fronte alle istanze collettive e portatori di una modernizzazione che aumenta le disuguaglianze, distrugge le risorse naturali e precarizza il lavoro, lasciando le giovani generazioni a lottare contro un futuro incerto.

Dialogano con la comunità napelese Sheelasha Rajbhandari e Hit Man Gurung. La prima utilizza il supporto di un cuscino, simbolo dello stereotipo domestico, per interrogarsi sulle aspettative eteropatriarcali imposte alle donne. Il secondo riflette sui paradossi delle comunità contemporanee tramite fotografie inserite in un wallpaper composto da annunci di lavoro all’estero, per evocare il fenomeno di migrazione forzata che svuota i villaggi nepalesi.

L’epocale mobilitazione di contadini indiani che tra il 2020 e il 2021 hanno circondato Delhi per opporsi alle riforme agrarie viene rievocata tramita la documentazione fotografica di Vinit Gupta, mentre l’installazione Stick no Bills di Uzma Mohsin raccoglie manifesti elettorali deturpati dai cittadini per riflettere sulla crescente sfiducia nei confronti del sistema democratico indiano. Anche Ishan Tankha si sofferma sulle criticità che affliggono il suo paese, affrontando, tramite una fotografia che si fa testimonianza e militanza politica, il delicato tema dei conflitti legati alla gestione dei territori e delle risorse naturali.

Ashfika Rahman torna sulla questione femminile costruendo un archivio poetico di storie di donne raccolte lungo i fiumi tra Bangladesh e India. Centrale nel suo lavoro è la presenza di un filo d’oro che si fa metafora di connessione, memoria e trasmissione intergenerazionale. La questione della minaccia ambientale è centrale per Musuk Nolte, che osserva il cambiamento climatico in Amazzonia e nelle Ande tramite una riflessione sull’elemento dell’acqua, e per Alia Farid, che in due opere video esplora i territori tra Iraq e Iran minacciati dall’industria petrolifera e in cui l’equilibrio tra modernità e antiche ritualità è fragile e precario.
Muovendosi tra denuncia sociale, attivismo politico e analisi storica del passato, la mostra offre prospettive che, seppur consapevoli delle criticità profonde della contemporaneità, non rinunciano a visioni di speranza.
Dal 13 giugno al 26 luglio; Palazzo Re Rebaudengo, Piazza Roma, 12050, Guarene (CN); info