Festival dei Due Mondi, il bilancio della prima edizione diretta da Daniele Cipriani

Samuel Barber, Vanessa. Dal libretto di Gian Carlo Menotti. © Collettivo opera studio, Fabrizio Sansoni

Si è conclusa la sessantanovesima edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto, la prima sotto la direzione artistica di Daniele Cipriani. Dal 26 giugno al 12 luglio la città umbra ha ospitato centoventuno spettacoli ed eventi, per un totale di duecentonovanta rappresentazioni, coinvolgendo millecinquantasette artisti provenienti da ventotto Paesi. Intitolata Radici, l’edizione ha confermato la vocazione internazionale della manifestazione attraverso un programma che ha intrecciato musica, opera, teatro, danza e arti visive, registrando al contempo il miglior risultato economico della sua storia, con trentacinquemila biglietti emessi da spettatori provenienti da quarantaquattro Paesi.
A rappresentare simbolicamente questa edizione è stato Giuseppe Penone, autore del manifesto della manifestazione e dell’installazione monumentale Le foglie delle radici, collocata in Piazza Pianciani. Il progetto dedicato all’artista è proseguito con la mostra Anafora a Palazzo Collicola, curata da Saverio Verini, e con il ciclo video Epheměris nell’ex Battistero della Manna d’Oro, mentre l’arte contemporanea ha trovato ulteriore spazio con Evocation of Spirits di David Szauder, che ha trasformato le architetture della città in un percorso di opere proiettate dedicato alla memoria del Festival. Completavano il programma gli omaggi a Dario Fo, Marco Nereo Rotelli e Alberto Burri.

L’inaugurazione è stata affidata a una nuova produzione di Vanessa di Samuel Barber, su libretto di Gian Carlo Menotti, con la regia di Leo Muscato e la direzione di Sora Elisabeth Lee, tra gli spettacoli più apprezzati dell’edizione. La programmazione musicale ha alternato il grande repertorio sinfonico a proposte trasversali. Accanto a MIKA Symphonique, che ha portato il repertorio del cantautore anglo-libanese in una veste orchestrale insieme all’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna e al Coro del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, diretti da Simon Leclerc, tra i momenti più significativi anche il debutto spoletino di Yannick Nézet-Séguin alla guida della London Symphony Orchestra con Beatrice Rana, il concerto sinfonico di Arisa e il concerto finale diretto da Gianandrea Noseda con la Filarmonica Teatro Regio Torino, in un programma che ha unito Menotti, Bernstein e Dvořák.

MIKA, Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, Coro del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, MIKA Symphonique, 2026. Piazza Duomo, Spoleto. © Collettivo opera studio, Fabrizio Sansoni

Il teatro di prosa ha riunito alcuni dei protagonisti della scena internazionale. Peter Stein ha firmato Platonov, nuova lettura del dramma giovanile di Čechov, mentre Ivan Cotroneo ha presentato Educazione sentimentale, interpretato da Giuseppe Fiorello, dedicato ai temi della formazione emotiva e dei modelli di maschilità contemporanei. Tra gli spettacoli più seguiti anche Eumenidi. Oreste è salvo di Serena Sinigaglia, andato in scena nella Basilica di San Salvatore, riaperta eccezionalmente dopo dieci anni di chiusura, il progetto in cinque episodi Le radici di mezzo mondo ideato da Michele Santeramo, la prima europea di Kohlhaas, diretta da Omar Elerian con Arinzé Kene, e la prima italiana di Esencia, vincitore dei Premi Talìa 2026 per il testo e lo spettacolo.

La danza ha occupato un ruolo centrale nel programma con la prima europea di This is Rambert, dedicata al centenario della storica compagnia britannica, il ritorno della Maratona Internazionale di Danza e la presenza di alcune delle principali étoiles della scena contemporanea. Tra queste Daniil Simkin – protagonista sia della Maratona sia di Sons of Echo insieme a cinque étoiles maschili e al due volte vincitore dei Grammy Awards Gregory Porter – e Sergio Bernal, che ha reinterpretato La sagra della primavera in chiave flamenca. Notevoli anche i progetti Seven Ages di Kirill Richter e Marco Goecke e Dancing with Bob, omaggio al dialogo tra danza e arti visive nato dal centenario di Robert Rauschenberg.
Con questa edizione si è concluso il primo capitolo della direzione artistica di Daniele Cipriani. Il 70° Festival dei Due Mondi, in programma dal 25 giugno all’11 luglio 2027, sarà dedicato al tema Visioni, ideale prosecuzione delle Radici che hanno guidato il programma del 2026.