L’eredità della fabbrica nel sistema dell’arte a Torino

C’è un momento preciso in cui una città smette di essere una somma di spazi e diventa un sistema. A Torino è difficile datarlo: forse Artissima nel 1994, forse la riqualificazione delle OGR nel 2017, forse il rilancio della Pinacoteca Agnelli nel 2022, ma il risultato è sotto gli occhi di chiunque attraversi la città nel 2026 con un minimo di attenzione. Tra il Castello di Rivoli e via Germanasca, tra il tetto del Lingotto e un ex stabilimento dell’indotto FIAT trasformato in parco, qualcosa funziona in modo diverso da quasi ogni altra città italiana. Non è la grandezza delle singole istituzioni: è la densità delle connessioni tra loro.
Il filo che le tiene insieme è industriale. La Pinacoteca Agnelli abita il tetto del Lingotto, ex fabbrica FIAT. Le OGR sono le ex Officine Grandi Riparazioni delle ferrovie. Il Parco Arte Vivente (PAV) occupa l’area della FRAMTEK, indotto FIAT. La Fondazione Merz ha sede negli ex spazi Lancia. Torino non ha semplicemente riconvertito i suoi contenitori industriali in musei: li ha lasciati parlare, e quelle architetture continuano a determinare la scala e l’identità di chi le abita.

La stagione attuale è tra le più dense. Al Castello di Rivoli è in corso la prima personale italiana di Cecilia Vicuña, artista cilena che lavora sui quipu come sistema di memoria (fino al 20 settembre 2026), mentre il programma Inserzioni porta avanti commissioni site specific semestrali. La Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea (GAM), prima raccolta pubblica d’arte moderna in Italia, sviluppa il format delle Risonanze con “Un altro Novecento. Opere su carta dalle collezioni della GAM”: oltre seicento tra disegni, acquerelli e incisioni dalle raccolte del museo, da Fontana e Morandi, fino alla generazione degli anni Novanta del Novecento (fino al primo novembre 2026). Il Museo d’Arte Orientale (MAO), presso Palazzo Mazzonis, custodisce circa millecinquecento opere provenienti dall’Asia e dal mondo islamico, ma commissiona regolarmente interventi site specific contemporanei: la retrospettiva di Chiharu Shiota, “The Soul Trembles”, anteprima nazionale della più grande mostra mai dedicata all’artista in Italia, ne è la prova più visibile (terminata il 28 giugno 2026). Le OGR hanno ridefinito l’idea di hub culturale: non museo, non fondazione, non festival, ma spazio in cui arte visiva, musica sperimentale e ricerca coabitano. Hanno ospitato “ELECTRIC DREAMS. Art & Technology Before the Internet”, realizzata con la Tate Modern, e la personale di Laure Prouvost “WE FELT A STAR DYING”, coprodotta con LAS Art Foundation. La Pinacoteca Agnelli, sul tetto del Lingotto, conferma con la stagione 2026 la propria vocazione: la prima mostra istituzionale italiana di Walter Pfeiffer, la ridatazione scientifica del Nu couché di Modigliani nello Scrigno, le installazioni di Nathalie Du Pasquier e Peter Fischli sulla Pista 500 compongono un programma in cui ricerca storica e committenza contemporanea si parlano senza gerarchie.

Le fondazioni private aggiungono un terzo livello. La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ha inaugurato un ciclo di quattro personali: Diego Marcon, Xin Liu, June Crespo e Lenz Geerk (fino a ottobre 2026). La Fondazione Merz, negli ex spazi Lancia, guarda in maniera critica al presente con “GAZA, il futuro ha un cuore antico. Materie e memorie del Mediterraneo”, in collaborazione con il Museo Egizio di Torino e il Musée d’Art et d’Histoire (MAH) di Ginevra. Il PAV, fondato da Piero Gilardi su ventitremila metri quadrati di ex area industriale, resta l’unico spazio in Italia dedicato all’Arte del vivente tra bioarte, pratiche ecologiche, arte transgenica e ospita una personale di Claudio Costa (fino all’undici ottobre 2026).

È nel livello degli spazi indipendenti e nei programmi dedicati alle nuove generazioni che l’ecosistema mostra la sua salute più autentica, e qui “ecosistema” smette di essere una metafora: diventa un meccanismo verificabile.
Il programma Aperto, promosso dalla Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT, è il dispositivo più evidente di questo dialogo strutturale: ogni anno Castello di Rivoli, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, ALMANAC, Cripta747 e MUCHO MAS! co-progettano seminari gratuiti su curatela, allestimento, scrittura critica e ricerca artistica. Il divario tra chi ha vent’anni di storia espositiva internazionale e chi gestisce uno spazio di cinquanta metri quadrati diventa una risorsa. Il programma NewGen, promosso dalle stesse ALMANAC, Cripta747 e MUCHO MAS!, con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT e Regione Piemonte, lavora direttamente con gli artisti nella fase più fragile della loro traiettoria, subito dopo la formazione accademica. Rivolto ad artistə under trenta attivə in Italia con attenzione a chi ha base a Torino, si sviluppa da giugno con un percorso intensivo di tre settimane tra workshop, tutoraggi, portfolio review e ricerca distribuiti nelle tre sedi, con un approccio learning by doing. L’esito sarà una mostra collettiva che inaugura a fine ottobre presso ALMANAC, in concomitanza con Artissima.
ALMANAC – non profit nato nel 2013 tra Londra e Torino, oggi a Corso Novara 39 nel quartiere Aurora, con spazi espositivi, studi per residenze e una biblioteca – supporta la ricerca e la pratica artistica, anche grazie alla Gail Cochrane Fellowship per artistə italianə under trentacinque. Cripta747, dal 2025 anche in via Giolitti, ha uno dei programmi di residenza più strutturati della scena e promuove la nascita di connessioni con realtà nazionali e internazionali per dare forma a processi culturali sostenibili. MUCHO MAS!, artist-run space fondato nel 2018 da Luca Vianello e Silvia Mangosio, ha un focus preciso sull’immagine contemporanea e sostiene la ricerca internazionale dedicata a curatrici under trenta nel Piemonte con il programma di residenza GRID – Moving Curatorial Practices.

Spazio PAT, in via Germanasca 27, è uno degli spazi gestiti direttamente da alcuni degli artisti più vitali della scena recente: mostre, performance e iniziative che faticano a trovare spazio altrove. Associazione Bastione, nata nel 2017 alla Cavallerizza, oggi a Villa Rey riattiva luoghi ai margini intrecciando arti visive, pratiche sonore e performative.
Poi c’è quello che non ha più sede fissa ma circola lo stesso. Osservatorio Futura, fondato nel 2020 da Francesca Disconzi e Federico Palumbo, ha trasformato la propria fanzine – scaricabile e stampabile liberamente, distribuita in decine di spazi in Italia – in un dispositivo critico a bassa soglia, con contributi aperti a singoli e collettivi. Un modo di tenere viva la conversazione senza dipendere da un affitto. Questi spazi non esauriscono il tessuto: studi collettivi, project space temporanei, reti informali continuano ad aggiornare la mappa, spesso proprio fuori da essa.

Quello che rende Torino singolare non è la quantità di spazi né la visibilità dei singoli. È il fatto che una curatrice del Castello di Rivoli e la responsabile di uno spazio autofinanziato si trovino nello stesso programma di formazione; che tre spazi indipendenti costruiscano insieme un percorso per emergenti che si conclude in uno di loro durante la settimana dell’arte. Torino ha trasformato la capacità industriale di fare sistema in una pratica culturale, usando le proprie fabbriche non come contenitori ma come modello: non ha archiviato la propria storia, l’ha messa in discussione, le ha dato nuove domande, l’ha abitata con pratiche che non sempre assomigliano a quelle che quella storia si aspettava.
A questo ecosistema si augura lunga vita con la certezza che, quando sarà necessario, saprà interrogarsi e, all’occorrenza, ripensarsi. Perché un ecosistema vivo non è quello che rimane uguale a sé stesso, ma quello capace di cambiare forma senza perdere il proprio senso. Torino lo ha già fatto una volta, trasformando le fabbriche in luoghi di cultura. Ha le risorse per farlo ancora.